Chi ben comincia.

La teoria è che se la tua giornata inizia con un’immensa botta di culo, devi farne tesoro e ringraziare all day long tutti gli Dei dell’Olimpo.

Entrata in ufficio alle 08.20 per sbrigare del lavoro, mi accorgo che nella mia borsa non c’è il portafoglio.

Allora il mio cervello, svagliatosi improvvisamente, si ricorda di ieri sera e della palestra e della borsa e dell’armadietto e della fretta e che insomma, forse il portafoglio era scivolato via e l’avevo lasciato là.

Chiamo e la tipa della reception e mi assicura che a lei non hanno consegnato alcun portafoglio azzurro con la cerniera dorata (lasciamo perdere, lo comprai al volo quest’estate a pochi euro quando mi rubarono la borsa intera).
Allora esco, inforco il motorino e mi lancio alla volta della palestra.
Il percorso che faccio solitamente era chiuso perché zona di scuole e di circolazione bambini, mentre cerco di insultare il vigile quasi non metto sotto una signora anziana sulle strisce. Cambio strada e mi ritrovo dentro un mercato in allestimento, l’odore unto e grasso del pollo arrosto mi investe di botto.
Arrivo, lancio lo scooter sotto un cartello enorme di “DIVIETO PARCHEGGIO”, entro, salto a piè pari i tornelli e corro per i corridoi, faccio le scale a 7 per 7 e arrivo davanti all’armadietto: era lì, ad aspettarmi con gli occhioni impauriti. A momenti muoio.

Non davanti a quella porta.

Questa mattina ho avuto la netta sensazione che si sia ricongiunto uno dei tanti cerchi di cui è fatta la vita.
Alle 09 e qualcosa ho accompagnato a scuola SDD, il primo bipede del trittico.
L’ho accompagnato col mio scooter scarcassato e un po’ sporco. Lui aveva un casco grande che, tra i vari caschi di casa, ha scelto con titubanza. Credo non gli piacesse affatto.
Ci stavamo avvicinando a scuola e mi è venuto spontaneo un pensiero: l’avrei lasciato qualche metro prima dell’ingresso principale, vicino ma non troppo. Non davanti.
Mi sono ricordata della me liceale e ho pensato che in fondo siamo tutti uguali, generazione dopo generazione. Io non volevo che mi portassero in bocca al portone della scuola, mi vergognavo come una ladra. Certo, la Panda color dentifricio non mi aiutava ad essere disinvolta. Ad ogni modo i genitori erano presenze ingombranti e non so, essendo figlia unica, se fratelli e sorelle avrebbero fatto un effetto diverso. Stamani, quell’imbarazzo che provavo io, l’ho evitato a lui. Senza una parola, una richiesta, un sottinteso. Come fosse la cosa più naturale del mondo. Io lo sapevo, e anche lui, che andava bene così.