Limoniamo.

30081734-se-la-vita-ti-da-limoni-fai-la-limonata-poster-in-stile-vintage-illustrazione-vettorialeQuesta mattina io e Donald abbiamo cominciato la “cura del limone”. Non so se il termine “cura” sia corretto ma non saprei in quale altro modo chiamarla. Del resto, non è nemmeno una dieta.

Funziona così: ogni mattina, a stomaco vuoto, si beve succo di limone.
Per le prime due settimane, se ne spreme uno solo.Alla terza, tre.
Alla quarta, se non siete morti nel frattempo, cinque.
Raggiunto l’apice, si scende: 3, 1, 1.

Pare che il suo potere alcalinizzante rigeneri il corpo, faccia bene al fegato e anche alla pelle. Poi è indubbiamente una ricca fonte di Vitamina C. Ognuno reagisce in maniera propria quindi questo non è un invito a cominciare.
Personalmente, lì per lì, mi si è accartocciata pure l’anima. Intanto Donald, buttava giù l’ultimo sorso col sorriso sulle labbra e diceva: “Beh alla fine lascia anche una sensazione piacevole”.

A me ha lasciato anche la bocca a culo di gallina per i successivi 5 minuti.

Annunci

Polvere, mobili e Champagne.

Dai sù, dai, dai che ce la facciamo. Dai che tutto si compone, che tutto finisce e finalmente ste 4 pareti col tetto diventano una casa. Dai.

Se Dio ci assiste, Venerdì il bagnetto è pronto. I muratori se ne vanno con i loro secchi e i loro attrezzi e io posso finalmente staccare la carta dal pavimento, messa per evitare che lo uccidessero del tutto e ricettacolo di polvere che manco uno swiffer passato in soffitta.

Ormai passiamo ogni minuto libero a montare mobili, all’Ikea siamo di casa e io sono in modalità *rigetto*. Abbiamo anche comprato l’aspirapolvere nuova ed è impensabile come questo mi abbia reso felice: sorridere per un elettrodomestico nuovo che ti dia veramente in quello che devi fare. Fa molto casalinga anni ’50, quando tutto era una novità e un aiuto concreto, lo so, ma provateci voi a togliere polvere con un robo vecchio che non aspira ma sputa o una scopa che la sposta da qua a là senza un senso. Oh.

In tutto questo , però, Domenica ci siamo presi una pausa e per il compleanno di Donald siamo andati a pranzo in Monferrato. Gli ho fatto una sorpresa e l’ho portato “A casa di Babette” ,  una locanda champagnerie a Rosignano Monferrato. Abbiamo mangiato molto bene, in un ambiente country chic, e bevuto meglio: la carta propone sia vini locali sia Champagne. Arrivano tutti da piccole aziende francesi e non superano le 40 euro a bottiglia.
In più, un servizio veloce, cortese e una crema al gorgonzola, mascarpone e champagne come loro storica entrée, ne fanno un posto consigliato.

10670239_10204395018216123_199756450290667747_n

Mela C Mela V

parliamo_noi_03Ieri sera SDD, il bipede maggiore, è andato alla festa della scuola organizzata per celebrare l’inizio dell’anno (io festeggiavo la fine, non l’inizio, vabbè). Tutti nella piazza antistante il liceo e chissene frega della pioggia. Per l’occasione s’è comprato pantaloni, scarpe e CAMICIA nuovi. Ah, anche il profumo che si è accuratamente spruzzato dalla testa ai piedi. Stava bene ed era diverso, più grande. Più consapevole e “attento all’immagine”. E’ uscito alle 21.30 ed è tornato all’01. Da mezzanotte meno un quarto fino a che non è entrato in casa, sono stata sveglia con gli occhi a palla. Ad un certo punto, gli ho mandato un messaggio in punta di piedi solo per accertarmi che fosse vivo. Era vivo.

Tanto per tenere il cervello impegnato e l’ansia a bada, ho pensato a cosa potrebbe provare un ragazzino quindicenne alle prime feste notturne: non posso fare un paragone con me perché io a quindici anni non andavo ad alcuna feste né avevo interesse verso i miei coetanei. Mi sono sempre piaciute persone più grandi, inarrivabili e che comunque non frequentavano i posti (pochi) in cui andavo io. Dunque, pagine e pagine di diario riempite da sospiri evanescenti. Nulla più.

Ma oggi, e a Milano, è diverso: i ragazzi sono molto più liberi sia a livello fisico (escono di più) che tecnologico (anche in casa, sono connessi costantemente col mondo) quindi hanno molte più occasioni di “fare esperienza”. Che sia un bacio, un abbraccio, un pezzo di strada insieme, un rifiuto, una bevuta, una cazzata. E allora mi chiedevo cosa provasse lui, se avesse qualche speranza, se gli sia battuto il cuore vedendo proprio lei, se fosse inebriato da quella piccola porzione di libertà che gli permetteva di essere in una piazza, di notte, tra la musica e i suoi amici. Se sperava succedesse qualcosa che poi invece non è successo o se, al contrario, sia stato colto di sorpresa per qualcosa che non si aspettava.

Chissà.

Quel che so è che sta cominciando adesso a incontrare situazioni che poi si ripeteranno come fotocopie per tutta la vita: stesse dinamiche, stessi giochi, stessi dolori, stesse gioie, stesse speranze e stesse delusioni. Solo, con più esperienza e strumenti per affrontarle.

O forse no.

“Sei già in piedi oppure dooormiiii?!”

Svegliarsi e parlare canticchiando una canzone di Frozen, proprio nel senso di mettere in musica tutto ciò che ci stavamo dicendo, non è esattamente segno di sanità mentale. Ma come possiamo esserlo nella situazione casalinga in cui ci troviamo?
Ieri sera, per dire, entriamo e ci troviamo una vasca in cucina.
Stanno infatti rifacendo un bagno, quello che faceva piovere al piano di sotto, e aggiunto disastro al disastro.
Certo, a voler essere ottimisti, si intravede la luce in fondo al tunnel: la casa, piano piano, sta prendendo forma. Se si socchiudono gli occhi e si guardano solo gli angoli (pochi) in cui non sono ammassate cose, è vivibile e bella.
Mi fa ridere il fatto che io pensavo di sistemare tutto nella settimana successiva al trasloco. Ahahahhah, che tenerezza.
Donald dice che sarà tutto sistemato a fine Ottobre, io pretendo prima.
Sennò parto per le Galapagos e torno a Marzo.

Sarà pronta a Marzo?

Ce la faremo. Forse.

mymind

Ad un mese e 5 giorni dal trasloco, casa nostra è nel caos.
Alcuni scatoloni giacciono per terra perché mancano i mobili che andrebbero riempiti.
Nello studio campeggiano i mobili che venderemo perché non sappiamo dove mettere.
I lampadari vanno ancora attaccati e così anche i quadri.
Di 3 bagni non ce n’è uno che funzioni a pieno regime.
Uno in particolare, quello in cui c’è anche la lavatrice, ha una perdita.
Da qualche parte, qualche tubo s’è (verosimilmente) rotto e rende gocciolante il soffitto di quelli del piano di sotto.
Questo significa che gli operai dovranno tornare e cercare il danno, aprendo in due il pavimento.
Poi, già che ci sono, non potranno limitarsi a spaccare quello del bagno ma si spingeranno fino in cucina, confinante. In sostanza, io finirò in manicomio per avere la casa disastrata a poco più di un mese dall’entrata ufficiale. Se contiamo che il proprietario ha cominciato i lavori a Marzo, che non ha preso in considerazione l’idea di controllare le tubature (nonostante la casa fosse disabitata da anni) e che pretende un fior fiore d’affitto, capite che nel cesso ci finisce la sua testa, no?

Il portinaio chiede sempre 2 volte. Ma anche 3 o 4.

faq-googlerank

Ci siamo stabiliti in casa nuova e governiamo il tutto dall’interno.
Il tutto significa scatoloni, falegnami, idraulici, allarmisti, L, santa signora delle pulizie che se non ci fosse mammamia.

In tutto questo, il portiere tenta di carpire più informazioni possibili sulla nostra vita e il nostro status.
Non risparmia domande ad ogni mio passaggio e, l’altro giorno, l’ho trovata sul pianerottolo che spazzava brontolando: “Questo non è di mia competenza eh?!” informandosi subito dopo se avremmo dormito lì la sera stessa.
L’apice è stato quando m’ha chiesto se avessimo figli:
“Sì, lui ne ha 3”.
“Ah. Come “lui ne ha 3”?”
“Eh, sì. Ci sono 3 figli e sono tutti suoi”.
“Ma … ah. AH sì?”
“Sì (dioquantoticivuoleacapire). Lui è separato e ha 3 figli”.
“Aaaaaah, quindi lei “è la seconda moglie” …”
E dice “seconda moglie” muovendo la mano per intendere “una roba da niente, poca cosa, una cosa che non conta granché”. Io ho abbozzato senza specificare che non sono nemmeno la moglie ma solo la compagna, avevo paura mi mettesse nel bidone dell’indifferenziata a testa in giù.

Diciamo che al momento, prima ancora di riordinare la casa, il mio obiettivo principale è evitarlo come la peste.

Schermata 2014-07-25 alle 12.21.57

Finito.
Trasloco finito.

Stanotte abbiamo dormito per la prima volta in casa nuova, ci si dorme bene. Niente rumori, tutto calmo. Una goduria.
Io sono a pezzi, non ho più la schiena e nemmeno le gambe.
Al loro posto, due cotechini doloranti.

Mercoledì è stata la giornata campale: con sole quattro ore di sonno sulla capoccia, la sera prima passata ad imballare la cucina, ci siamo svegliati alle 06.15.
Alle 7 sono entrati i traslocatori che, operosi come tante formiche, hanno smontato una casa intera. Fichissimo.
Alle 12 eravamo davanti a quella nuova, con due camion pieni zeppi e una gru che non aveva posto per sistemarsi: nonostante i cartelli d’avviso, 4 macchine sostavano lungo la linea delimitata.
Lo spettro dei vigili e della rimozione forzata è scomparso appena una di esse, proprio quella sotto il terrazzo, s’è tolta di mezzo.
Solo che, appena partita, un tizio voleva prenderne il posto e quando gli operai gli hanno fatto notare che da lì a qualche secondo avrebbero inizato un trasloco, lui ha cercato di chiamare i vigili. Poi ha lasciato perdere.

Dalle 13.30 alle 18, le formiche operose hanno rimontato una casa intera.
Alle 18.30 io ero seduta su una poltrona tra gli scatoloni passando, di fatto, i primi minuti di una nuova vita.

Adesso si tratta di sistemare gli scatoloni e dare forma al caos. Poi … VACANZEEEEEEE!