Chi ben comincia.

La teoria è che se la tua giornata inizia con un’immensa botta di culo, devi farne tesoro e ringraziare all day long tutti gli Dei dell’Olimpo.

Entrata in ufficio alle 08.20 per sbrigare del lavoro, mi accorgo che nella mia borsa non c’è il portafoglio.

Allora il mio cervello, svagliatosi improvvisamente, si ricorda di ieri sera e della palestra e della borsa e dell’armadietto e della fretta e che insomma, forse il portafoglio era scivolato via e l’avevo lasciato là.

Chiamo e la tipa della reception e mi assicura che a lei non hanno consegnato alcun portafoglio azzurro con la cerniera dorata (lasciamo perdere, lo comprai al volo quest’estate a pochi euro quando mi rubarono la borsa intera).
Allora esco, inforco il motorino e mi lancio alla volta della palestra.
Il percorso che faccio solitamente era chiuso perché zona di scuole e di circolazione bambini, mentre cerco di insultare il vigile quasi non metto sotto una signora anziana sulle strisce. Cambio strada e mi ritrovo dentro un mercato in allestimento, l’odore unto e grasso del pollo arrosto mi investe di botto.
Arrivo, lancio lo scooter sotto un cartello enorme di “DIVIETO PARCHEGGIO”, entro, salto a piè pari i tornelli e corro per i corridoi, faccio le scale a 7 per 7 e arrivo davanti all’armadietto: era lì, ad aspettarmi con gli occhioni impauriti. A momenti muoio.

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L’ho detto?

Fa freddo.

Un freddo pulito da giornate invernali col sole.
Quelle giornate invernali col sole che ti viene voglia di stare un po’ al parco e poi cominciare a fare cose per te e per la casa, finché la sera non cala, le luci nelle case si accendono e tutto quello che desideri è un divano, un plaid e una zuppa calda.

Sto invecchiando? Forse sì.
Me ne sono resa conto notando il fatto che la fine dell’estate non mi procurava più alcuna nostalgia ma anzi, l’inzio di Settembre, mi metteva addosso energia e voglia di fare.
A proposito di zuppe, ne mengerei e ne preparerei tantissime: di tutti i tipi.Se ne avete voglia anche voi, date un’occhiata qui.

Lo scorso week end è salita mia madre che ancora non aveva visto la casa post trasloco. A proposito di casa, l’ho detto che si è rotta la lavastoviglie.
E l’ho detto che, per mettere sù uno dei due box doccia, hanno bucato un tubo dell’acqua?
E che mi sono rotta le palle, l’ho detto?

Cose semplici.

10299959_10204624862362083_3366930096012377352_n Il week end è finito e la settimana comincia male.

Primo perché è Lunedì. Poi perché piove. Poi perché l’unico ombrello disponibile era quello di Hello Kitty. Poi perché ho una punta di mal di gola. Poi perché mi sono lisciata i capelli ma con l’umidità è una battaglia persa. Poi perché ho divuto prendere la metro e la metro puzza. 1932491_10204624908763243_3842007997168097108_n-1Fortuna che il week end è stato bello, dai.
Tutto è cominciato Venerdì quando alle ore 19.00 io e Donald ci siamo tappati in casa, in pigiama, abbiamo ha cucinato un ottimo pesce spada con pomodorini e poi ci siamo buttati sul divano con due coppe di gelato d’ordinanza. Sabato mattina ci siamo svegliati presto e siamo andati a Parma. Lui è di origini parmigiane e a me è una città che piace molto. Pranzo dalle “Sorelle Picchi” in via Farini (CONSIGLIATISSIMO) e ritorno.

10615408_10204607203520623_190722617053096038_nLa sera, sempre sul divano, in pigiama e gelatomuniti, abbiamo guardato il volley femminile. Peccato per le azzurre che non sono riuscite ad andare in finale.Domenica, sveglia con calma, colazione con calma, caffè al bar con calma, giretto nel quartiere con calma, pranzo con calma e lavoro con calma. La sera, pizza, divano, pigiama e gelat … no, niente gelato.

Lo so, non abbiamo fatto nulla di fantasmagorico. Ma a me è parso tutto intimamente bellissimo.

 

Chi siete? Cosa volete? Dove andate? 10.000 fiorini.

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Dovete cambiare residenza da un indirizzo all’altro dello stesso comune? Preparatevi a contare i peli che avete perché ve ne chiederanno il numero.

Stamani io e Donald siamo andati per la seconda volta (la prima era un Sabato mattina e “no, il Sabato l’anagrafe è chiusa”) in comune per fare il cambio di residenza.
Alle 08 siamo già lì davanti al cancello, pronti a scattare allo sportello come leoni sulle gazzelle. Alle 08.30, puntuale, il cancellone di ferro con le punte sulla sommità sparisce dentro una feritoia buia che ricorda antichi castelli medievali: il tempo di domandarmi cosa mai ci fosse lì dentro che scatto al banco informazioni.
Lì si assiepa anche una folla smanacciante, nemmeno a Wall Street ci sono tante urla e mani che si agitano.
Cerco di aggredire lateralmente il bancone e di catturare l’attenzione di un impiegato, svogliato già alle 08.32. E’ anche un po’ scocciato e mi guarda con fastidiosa alterigia.
Chiedo il numero dello sportello per cambiare residenza e questo mi risponde che tanto ci vogliono dei documenti che io sicuramente non ho.
Interviene una sua collega mentre lui va a trattare male qualcun altro: lei mi spiega distrattamente che, con le nuove norme, ci vogliono dati contenuti sul contratto della casa.
“Ha con sé il contratto?”.
“No, non credevo servisse”.
“Sì, serve. Arrivederci”.

Arrivederci il cazzo.
Sta per scavalcarmi con lo sguardo buttando attenzione altrove quando Donald interviene chiedendole di non trattarci come due idioti. Glielo chiede tra l’incazzato e l’incazzato, così lei abbassa la cresta, si sposta sulla sinistra e ci spiega gentilmente cosa dobbiamo compilare e come.

Ogni volta che vado in comune o in un ufficio analogo mi assale l’ansia da prestazione: 7 volte su 10 non ho i documenti che occorrono o non li ho tutti o devo tornare perché c’è un’eclissi in corso. Al momento, sulle 350 pagine da compilare per il cambio di residenza, devo anche indicare il numero di patente.
Io però la patente non ce l’ho ché me l’hanno rubata.
La patente non me la danno finché non indico un nuovo indirizzo sicuro (quello attuale della casa vecchia non è attendibile perché non sono presente, perché non c’è un portinaio, perché non ho la cassetta della posta e perché non c’è il nome sul citofono).
Quindi? Oltre a sbattere la testa contro il muro, che posso fare?

Alla fine siamo usciti senza concludere nulla e con la rottura di dover tornare per la terza volta: fortuna che davanti al comune c’è una California Bakery coi suoi muffin al cioccolato.

Il cioccolato è come il nero: va sempre bene.

chocolate flow

La notizia non è che io Sabato abbia fatto la torta alla Nutella.
La notizia è che la torta alla Nutella sia venuta spaventosamente buona.

L’ho impastata col Bimby, riducendo a zero il mio contributo per la riuscita.
Poi però ho dovuto gestire un forno nuovo e capire, basandomi sul caso e sulla fortuna, quando fosse realmente pronta.
La ricetta diceva mezz’ora, io l’ho tenuta dentro almeno 50 minuti in forno non ventilato.

In più, come c’era scritto, ho foderato la teglia con carta forno imburrando quest’ultima: la prossima volta verserò l’impasto direttamente nella teglia, la carta infatti non conferisce alla torta una forma regolare e alla fine era un po’ bruttina.

Ma buona, molto buona. L’abbiamo spazzolata via nel giro di due colazioni.

Ingredienti
– 3 Uova
– 150 gr Zucchero
– 190 gr Latte
– 190 gr Nutella
– 140 gr Farina
– 25 gr Fecola di Patate
– 1 bustina Lievito per Dolci
– 1 pizzico Sale

Per farcire
– q.b. Nutella

Per decorare
– q.b. Zucchero a Velo

Preparazione col Bimby
Mettete 3 uova, 150 gr di zucchero, 190 gr di latte, 190 gr di Nutella, 140 gr di farina e 25 gr di fecola nel boccale. 20 Sec. Vel. 4.
Aggiungete 1 bustina di lievito e 1 pizzico di sale. 10 Sec. Vel. 5.

Preparazione senza Bimby
Mettete 3 uova, 150 gr di zucchero, 190 gr di latte, 190 gr di Nutella, 140 gr di farina e 25 gr di fecola in una ciotola e amalgamate il tutto con le fruste.
Aggiungete 1 bustina di lievito e 1 pizzico di sale. Amalgamate ancora.

Imburrate  il fondo di una teglia e versate l’impasto.

Cuocete in forno preriscaldato.
La ricetta dice 30 Min. a 180°, in realtà basatevi sul vostro forno e infilzatela con uno stecchino per capire se sia cotta (quando lo estraete sarà asciutto) o no (quando lo estraete sarà umido).

Lasciate intiepidire, poi mettete la torta su un piatto, tagliatela a metà e farcitela con uno strato generoso di Nutella.
Ricomponete la torta, adagiatela su un vassoio, lasciate freddare completamente e spolveratela con zucchero a velo.

Bazaar.

Schermata 2014-09-30 alle 15.14.40Una casa vecchia + una casa vecchia = una casa nuova piena zeppa di cose.

La convivenza ha portato me e Donald non solo ad unire le nostre teste vuote sotto un unico tetto ma anche tutto ciò che avevamo nelle nostre rispettive dimore.

Al momento, quindi, possediamo alcuni oggetti in così grande quantità che potremmo mettere su un negozio.
Un emporio di quelli del Far West dove si trovava di tutto.

TAZZE: siamo campioni mondiali indiscussi di tazze, tazzine, tazzette e tazzotte.
Di tutte le forme, le grandezze, i colori e gli usi.
Ne abbiamo anche una con una mucca attaccata ma è la mia preferita, non posso venderla.

TOVAGLIETTE PER LA COLAZIONE: come sopra.
Tonde, rettangolari, quadrate.
Di stoffa, di plastica, di paglia.
Lisce, intracciate, stampate.
Posso permettermi il lusso di abbinarle con le tazze. Tsk.

LAMPADINE: io non so perché, ma siamo cintura nera di lampadine.
Ne abbiamo tantissime e di tutti i tipi.
Dove le tenessimo prima, perché non le abbiamo mai usate e, soprattutto, perché ne avessimo comprate così tante, lo ignoro.

PILE: idem.
Come diavolo abbiamo fatto a ritrovarci con così tante confezioni di pile? Lo ignoro.
Sospetto però che, come le lampadine, siano giunte tutte quante dalla vecchia casa di Donald. La cosa buona è che non avremo mai problemi con telecomandi e torce. La cosa cattiva è che lui continua compulsivamente a comparne.
Sì, anche le lampadine.

FELTRINI: avete presente quei cosi morbidi da mettere sotto i mobili per spostarli senza rigare il parquet? Quelli.
Tondi, quadrati, rettangolari.
Rettangolari grandi da tagliare. Bianchi, neri, grigi e marroni.
Possiamo spostare mobili tutti i giorni anche alle 2 di notte che non ci sente nessuno.

ASCIUGAMANI & LENZUOLA: Gabel, Bassetti, Caleffi, non siete nessuno.

DETERSIVI & IGIENE PERSONALE: Procter & Gamble chi?

Ho deciso, metterò un banchetto sul marciapiede sotto casa  col cartello: “Di tutto di più, a meno”.

Per far (entrare in casa) un tavolo …

imagesIeri, finalmente, abbiamo portato a casa questo tavolo.

La prima buona notizia è che per 200 km, da casa dei miei a casa nostra, siamo riusciti a trasportarlo DENTRO la macchina. Lo spettro del tavolo SUL TETTO aleggiava nell’aria. Invece l’abbiamo infilato con estrema semplicità.

La seconda buona notizia è che quando già c’è una buona notizia, è bene accontentarsi di quella: il tavolo non entrava nell’ascensore. Per un momento, solo per un brevissimo momento, ho rimpianto i mobili Ikea che si smontano in mille pezzi ed entrano ovunque. Poi ho guardato quel tavolo, di quercia noce e vita, e sono tornata ad amarlo tantissimo.

Certo, trasportarlo per 5 piani di scale ha messo a dura prova i miei sentimenti ma, a voler vedere sempre il lato positivo, erano solo 5 piani. Potevamo abitare all’8°, per dire.

Quindi Donald se l’è caricato in spalla e io cercavo di direzionarlo da dietro. Sbattendo di qua e di là, sbuffando, ansimando e sudando siamo arrivati su: io, lui, il tavolo e due lingue a penzoloni.
Sul pianerottolo la vita non s’è semplificata perché nel mezzo c’era una dannata porta che impediva il passaggio: come un caterpillar, Donald l’ha scardinata.
Arrivati davanti alla porta di casa ho pensato che, in preda alla follia demolitrice, avrebbe buttato giù anche il muro portante, invece no. Il tavolo s’è ammansito ed è entrato in casa.

Poi uno chiede “Perché hai mal di schiena?”.

La colazione.

Dimagrire-a-colazione-cosa-mangiareDopo un mese di convivenza ho scoperto che c’è una cosa che mi piace tantissimo: preparare il tavolo per la colazione.
Lo faccio la sera, prima di andare a letto.
E’ un rito sempre più conosciuto, rassicurante e nuovo ogni volta.

Soprattutto, mi piace sapere che c’è chi vuole la tazza grande, chi il cucchiaio piccolo, chi preferisce i Kellogg’s normali, chi gli Special K e chi le Gocciole.
Mi piace sapere che loro 4 vogliono il latte freddo mentre io caldo, che in 3 vogliamo il caffè ma il primo bipede lo beve a parte, nella tazzina.
Che in due mettiamo lo zucchero di canna e gli altri bianco.
Che io ho la tazza blu col manico e loro bianca, senza.

Mi piace vederli arrivare a scaglioni, in pigiama, con le penne arruffate ma svegli come grilli.
Mi piace quel momento lì, con tutta quella gente lì, sospeso e sospesi all’inizio del giorno.

Giovani, folli e liberi.

Giovani, folli e liberi è un articolo che ho trovato (e letto) su D La Repubblica e parla degli adolescenti. Della loro visione entusiastica della vita e del mondo, così diversa da quella degli adulti che invece hanno un approccio più razionale e meno estetico. Che, non dimentichiamoci, deriva dal verbo greco aisthanomai “sentire”. E gli adolescenti sentono tutto per la prima volta con un misto di paura e follia che li incatena e li lancia a vivere tutto in modo estemporaneo basta esserci, basta vivere, basta sperimentare, sentire. Appunto.

I figli di Donald sono 3 adolescenti e io mi ritrovo a guardarli un po’ dall’alto, un po’ da lontano, un po’ da vicino. In mezzo a loro, direi.
Un po’ mi fanno paura e un po’ tenerezza. Un po’ li invidio.
Perché, ad oggi, so che non ho vissuto a pieno l’adolescenza.
Non sono stata folle né libera, non mi sono buttata, non ho tirato fuori la lingua per assaporare la pioggia né mi sono sdraiata sull’erba.
Ero ingabbiata e recintata. Regolare e razionale.
Sì, recintata, regolare e razionale.

E quindi vedo in loro la mia occasione persa e li scruto, li studio, li osservo e li guardo come si guarda un film: curiosa di sapere quale sarà la prossima mossa, il prossimo pensiero, la prossima battuta. Così sghangherati e solidi, acerbi e maturi, curiosi e stanchi, incerti e sicuri. Perché l’adolescenza è anche questo, procedere a piccoli passi con la voglia di andare alla velocità della luce in un guazzabuglio dove tutto è il contrario di tutto.