Non davanti a quella porta.

Questa mattina ho avuto la netta sensazione che si sia ricongiunto uno dei tanti cerchi di cui è fatta la vita.
Alle 09 e qualcosa ho accompagnato a scuola SDD, il primo bipede del trittico.
L’ho accompagnato col mio scooter scarcassato e un po’ sporco. Lui aveva un casco grande che, tra i vari caschi di casa, ha scelto con titubanza. Credo non gli piacesse affatto.
Ci stavamo avvicinando a scuola e mi è venuto spontaneo un pensiero: l’avrei lasciato qualche metro prima dell’ingresso principale, vicino ma non troppo. Non davanti.
Mi sono ricordata della me liceale e ho pensato che in fondo siamo tutti uguali, generazione dopo generazione. Io non volevo che mi portassero in bocca al portone della scuola, mi vergognavo come una ladra. Certo, la Panda color dentifricio non mi aiutava ad essere disinvolta. Ad ogni modo i genitori erano presenze ingombranti e non so, essendo figlia unica, se fratelli e sorelle avrebbero fatto un effetto diverso. Stamani, quell’imbarazzo che provavo io, l’ho evitato a lui. Senza una parola, una richiesta, un sottinteso. Come fosse la cosa più naturale del mondo. Io lo sapevo, e anche lui, che andava bene così.

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