La casa perfetta.

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Io e Donald abbiamo cominciato a cercare casa verso Gennaio dopo che, per telefono, ci siamo detti che sarebbe stato simpatico e carino andare a convivere.

La ricerca si è basata sia su criteri standard, metratura-prezzo-presenza di un box auto, sia su esigenze più “laterali”.

Costituivano motivo di preferenza per la futura casa:

La lontananza dal traffico, dalle fermate dei tram, dagli incroci e da tutto ciò che potesse costituire fastidio per il mio placido e necessario riposo notturno. Donald dorme anche crocifisso su una tavola di legno, io no. E se non dormo io, è molto probabile che levi il sonno anche a lui. Era dunque interesse comune cercare una casa priva di qualsivoglia rumore esterno.

La vicinanza ad un’ottima gelateria, ad un ottimo ristorante giapponese, ad un bar con delle ottime brioche e, soprattutto, ad una delle ottime pizzerie Spontini. I 4 capisaldi di una vita felice.

La vicinanza ad un bancomat e ad una lavanderia. Non so stirare le camicie e Donald ne ha 365 (una per ogni giorno dell’anno e quando l’anno è bisestile ne compra una in più il 28 Febbraio). Il bancomat tappa le emergenze e se sono emergenze devono essere risolte velocemente.

L’ubicazione dell’appartamento dal terzo piano in sù. Sono una persona un po’ ansiosa circa la sicurezza, una che blinda casa con 33 allarmi diversi e che appena fuori cala un filo d’ombra serale tira giù le tapparelle alla velocità della luce. Ombra e luce, ahahahah sono una sagoma.

Eh niente, l’abbiamo trovata.

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